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Il CBD

Il CBD

CBD è l'acronimo di cannabidiolo, un cannabinoide messo in secondo piano dalla sua controparte psicoattiva, il THC. Di recente, scienziati e consumatori stanno riconoscendo gli innumerevoli benefici del CBD per la nostra salute sia fisica che mentale.

Il CBD è come un fratello o una sorella del THC, perché come tutti i fratelli a volte funziona simbioticamente altre si combatte. A differenza del Cannabidiolo, il THC è un composto psicoattivo (il che significa che influisce sulla funzionalità cerebrale agendo a livello del sistema nervoso centrale, il che risulta in un’alterazione di stato d’animo, comportamento, percezione e funzioni cognitive) mentre il CBD non ha effetto psicoattivo a livello celebrale ma il suo effetto benefico lo possiamo percepire a livello muscolare .

Nel mondo di oggi la cultura della cannabis è in rapida crescita. S’inizia a condurre test scientifici all’avanguardia in tutto il mondo e stiamo imparando che ci sono molte altre cose da scoprire a livello di contenuto di questa magica pianta. Una delle maggiori scoperte della ricerca moderna è stato il secondo cannabinoide con la maggior concentrazione: il Cannabidiolo, abbreviato CBD. Il THC e il CBD sono i cannabinoidi presenti per natura in maggior concentrazione: il THC costituisce il 12-25% e il CBD>1-4%in media.

I cannabinoidi influiscono sul nostro organismo perché questo contiene i suddetti recettori, fatti per legarsi a specifiche molecole dei cannabinoidi. Il cervello umano in effetti contiene più recettori dei cannabinoidi di qualsiasi altro recettore accoppiato a proteine G. Le nostre cellule che contengono così tanti recettori che si legano specificamente al CBD e il fatto che il nostro organismo produca una forma di CBD naturale (Endocannabinoidi) in concentrazioni molto basse, ha senso nello spiegare perché gli essere umani sono così attratti da questa pianta.

Finora ci sono solo due recettori dei cannabinoidi noti nel nostro organismo che si legano con il THC: i recettori CB1 che si trovano nel cervello e nel sistema nervoso centrale e i recettori CB2 che si trovano in tutto il corpo, soprattutto nel sistema immunitario. A parte i cannabinoidi che si trovano nella cannabis (che naturalmente sono i più potenti) e quelli che produce naturalmente il nostro organismo, ci sono molte altre sostanze che agiscono lievemente sul nostro sistema endocannabinoide interno, come: Echinacea, turmerico, pepe nero, cacao, ecc. Si è scoperto che queste e altre sostanze si legano con gli stessi recettori dei cannabinoidi.

L’effetto provocato dalle piante (o alimenti) ricchi di CBD è generalmente più fisico, mentre l’effetto del THC è più mentale, ma possono variare a seconda del rapporto CBD:THC

Al contrario di quanto ritengono in molti, una pianta non può diventare una pianta ricca di CBD se non ha il corredo genetico adeguato. La proporzione di THC, CBD e di tutti gli altri cannabinoidi è stabilita geneticamente. 

Solo il 25-30% dei semi disponibili oggi può potenzialmente diventare un ceppo ricco di CBD (ossia>4%). Quando questi ceppi potenziali creano semi, questo gruppo di semi produrrà diversi fenotipi di germogli, creando piante ricche di CBD e piante ricche di THC in ogni generazione. In media, un seme su quattro che proviene da una pianta di cannabis ricca di CBD creerà una pianta con fenotipo ricco di CBD. Anche nelle occasioni più rare, si otterrà un caso su quattro, il che significa che la possibilità di ottenere una pianta ricca di CBD è del 25-50%. L’unico modo semplice per diffondere un ceppo ricco di CBD è trovare questi fenotipi dominanti e farli crescere per avere una pianta madre da cui prelevare cloni. Tutti questi cloni conterranno l’esatta proporzione CBD:THC della madre o della pianta donatrice.

I metodi che hanno usato in passato i coltivatori per ottenere il massimo del potenziale di CBD nelle piante non sembrano funzionare e tendono ad avere un effetto montagne russe che riduce la quantità di THC nelle piante, dato che si trasforma in un altro tipo di tetraidrocannabinolo chiamato CBN. L’unico metodo di cui molti coltivatori parlano è quello di lasciare che le piante superino la fase di fioritura, ossia il momento del raccolto e lasciare che i tricomi diventino completamente ambrati . Anche se questo metodo sembra aumentare la produzione di CBD, non ci sono studi a sostegno di questa tesi e ogni giorno in più che passa  porta alla riduzione del THC, poiché viene degradato o si ossida diventando CBN. La risposta probabile sta nel fatto che potrebbe essere dovuto all’invecchiamento oppure che la trasformazione del THC in CBN potrebbe far sentire di più gli effetti del CBD senza però aumentare nulla. Oppure che il CBN vi farà sentire più stanchi e pesanti di quanto non faccia il THC. La trasformazione del THC in CBN in parte ha luogo anche durante l’essiccatura, il che riduce la quantità di THC mentre le cime invecchiano.

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